Counseling Psicologico

L’intervento di counseling psicologico durante la gravidanza

Pubblicato il 08/02/2016 da

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Con il termine gravidanza si delinea quella particolare condizione femminile, che va dal momento del concepimento al momento del parto, caratterizzata da una serie di cambiamenti a livello psicologico, fisiologico/corporeo, sociale…

Nonostante tale “definizione” sia valida per tutte le gravidanze, ogni donna ha un diverso vissuto interno rispetto alla propria, che dipende da vari fattori come la sua personalità, le sue aspettative, desideri, l’età, la situazione affettiva, economica, sociale in cui si trova, e il significato del concepimento varia in donne diverse ma anche nella stessa donna nel corso del tempo.

Il concepimento può sorprendere una donna che si scopre incinta quando non aveva ancora pensato di avere un bambino, o non ha avuto ancora il tempo di riprendersi dal precedente, o magari prende precauzioni per evitare una gravidanza; può essere cercata ed essere la realizzazione di un sogno; può essere la prima, la seconda o la terza o magari la prima con un nuovo compagno, o può sostituire un precedente aborto o un lutto.

Pianificata o inattesa la gravidanza può essere una gioia per entrambi i partner, per uno solo o per nessuno dei due.

I tempi in cui si verifica una gravidanza sono molto importanti: per una donna avanti negli anni il primo concepimento può essere l’ultima occasione per diventare madre; viceversa per una adolescente può rappresentare la minaccia di vedersi sconvolgere la vita. Il concepimento può arrivare tardi in una coppia ormai allo stremo oppure in una agli inizi; una donna può scoprirsi incinta senza volere oppure dopo aver deciso consapevolmente di avere un figlio. Alcune gravidanze possono derivare da condizioni tali da porre di fonte a scelte quali l’aborto o l’adozione.

Tutte queste combinazioni di variabili fanno si che ci siano tanti “tipi” di gravidanze quante sono le donne incinta.

Ciò nonostante, c’è un aspetto che accomuna ogni gravidanza, anche la più desiderata e cercata, che è la presenza di sentimenti di ambivalenza, di pensieri ed emozioni contrastanti, che accompagnano la donna durante tutta la gravidanza e anche nel periodo successivo. E’ importante tenere in considerazione che tale ambivalenza è del tutto normale e fisiologica, dato che la gravidanza è comunque un periodo di stress e di tanti cambiamenti in cui si lascia ciò che si conosce, in cui si perde/modifica la propria vita attuale, per andare incontro a qualcosa di nuovo e di sconosciuto. E nella società in cui viviamo, che glorifica la gravidanza e nega la sua ambivalenza, la donna può sentirsi costretta a negare, anche a se stessa, ogni sentimento negativo, per mantenere quello stato di beatitudine che sembra tenuta a vivere obbligatoriamente.

La donna, come abbiamo detto,  in gravidanza deve fare i conti con una serie di cambiamenti.

A livello corporeo, fisicità  e familiarità del proprio corpo sono alterate; cambiano le sensazioni corporee, i movimenti del proprio corpo e il proprio odore corporeo, la regolazione della temperatura, dell’equilibrio, del colorito, la struttura dei capelli, la vista,…tutto subisce trasformazioni imprevedibili. Per non parlare del fatto che la gravidanza mette in dubbio perfino i propri confini corporei; la donna deve condividere il suo corpo con un altro individuo, che è sempre presente, anche nei momenti più privati, che interrompe i suoi pensieri, la disturba nel sonno, le fa cambiare abitudini alimentari, di lavoro e altera i modelli di comportamento di una vita.  Benché possa accogliere con gioia tutti questi rapidi cambiamenti significa comunque che non può più prevedere il proprio stato fisico né controllare il suo aspetto. Può così non vedere l’ora di tornare ad essere sé stessa domandandosi, allo stesso tempo,  se potrà mai sentirsi di nuovo altrettanto unica come prima.

Un altro aspetto molto importante di cambiamento lo ritroviamo nella relazione con il partner; la gravidanza altera gli schemi relazionali esistenti e pur nell’impazienza di avere il primo figlio, la coppia in attesa è comunque inevitabilmente preoccupata all’idea di dover condividere con un terzo intimità e risorse emotive.

Anche il rapporto sessuale può cambiare; il concepimento di un bambino desiderato spesso esalta la tenerezza nel rapporto sessuale, unendo la coppia nel nuovo stato di genitorialità in attesa e la coppia può vivere un rinnovamento del desiderio. Mentre il partner resta invariato, nella donna l’esperienza della gravidanza influenza ogni sfera dell’esperienza psichica e corporea, compresa quella della sessualità. A livello psicologico non è più un essere singolo e unitario ma  accoglie una parte del compagno che cresce dentro di lei; a livello fisiologico è presente un’accresciuta vascolarità dell’intera zona pelvica, che modifica la capacità di tensione sessuale e accresce frequenza e intensità dell’orgasmo. Combinato al naturale senso di benessere prodotto dalle endorfine e dall’accentuata sensibilità dei capezzoli e del clitoride, può favorire un’esperienza sessuale intensificata.

Tuttavia ci può essere anche una diminuzione dei rapporti sessuali nel timore di entrambi i partner di causare un aborto o danneggiare in qualche modo il nascituro.

Via via che la transizione alla genitorialità va avanti durante la gravidanza, cambiano anche i rapporti con il mondo esterno; in entrambi i partner i vari interessi possono passare in secondo piano, e la coppia può diventare più casalinga e “chiudersi” in sé stessa per far fronte alle esigenze emotive e fisiche della gravidanza. Ci può essere un aggiustamento dei rapporti sociali, tendendo a frequentare più spesso amici che hanno già esperienze di bambini.

Le “fasi” della gravidanza

Anche se ogni gravidanza è diversa, si possono distinguere tre fasi, che corrispondono ai tre trimestri del periodo gestazionale, ognuno con specifiche caratteristiche:

-         Nel primo trimestre la donna fa i conti con nuove sensazioni corporee, sintomi e squilibrio emotivo e cerca di adattarsi a questo suo stato alterato. Nella prima fase dopo la fecondazione i primi mutamenti ormonali e metabolici producono lievi alterazioni che la donna può notare anche senza sapere ancora di essere incinta. All’inizio può esserci eccitazione, euforia per la nuova scoperta, in contrasto tuttavia con la molta stanchezza che caratterizza questa fase della gravidanza, accompagnata anche da insonnia o risveglio precoce. Si inizia a modificare il proprio stile di vita e ha inizio quel cambiamento di ruolo che costringe a staccarsi dalla propria vita precedente. La possibilità di falsi allarmi di aborto o una storia di precedenti gravidanze interrotte può accrescere il senso di vulnerabilità.

-         Il secondo trimestre è caratterizzato da maggior benessere. La percezione dei movimenti del feto fa spostare l’attenzione dallo stato di gravidanza all’idea di un essere separato e sconosciuto che cresce dentro di sé. In questo periodo spariscono molti dei sintomi del primo trimestre e la maggior parte delle donne sperimenta un forte senso di benessere fisico. Con l’aumentare dei movimenti fetali la maggior parte delle donne spesso divide la propria attenzione tra le esigenze del mondo esterno e le richieste del proprio mondo interno. Può attribuire al bambino alcune caratteristiche o nomignoli derivati dal suo comportamento all’interno di sé. La gravidanza in questo periodo mette la donna nella condizione di vedersi, e diventare pienamente adulta, ma ciò la rende anche consapevole della propria vulnerabilità rispetto al proprio sé infantile, cui a volte sente ancora di appartenere.

Elemento caratteristico della gravidanza è infatti la regressione, ovvero quel processo che si manifesta con l’instaurarsi di stati d’animo e comportamenti caratteristici dell’infanzia, come la necessità di essere accudita e coccolata, le famose voglie, una certa fragilità legata anche a sbalzi d’umore. Tale regressione è funzionale al ruolo che la donna sta per assumere, poiché la rende in grado di comprendere i bisogni del bambino identificandosi con esso. Questo orientarsi totalmente sul bambino fa si che la donna sperimenti un’altra dimensione tipica di questo periodo: i rapporto tra introversione e mondo esterno. Se i due sistemi, interno ed esterno, restano in equilibrio, la gravidanza viene vissuta in modo positivo, altrimenti uno squilibrio può portare all’indifferenza e alla povertà emotiva.

Via via che il feto si rinforza e diventa una persona a sé, la donna si differenzia dal bambino che ha dentro e anche dalla madre interna: questo passaggio, in molte donne, è accompagnato da una vera e propria ristrutturazione, da un cambiamento di prospettiva che va ad agire anche sulla relazione esterna con la propria madre. Riconoscersi unita ma allo stesso tempo separata dalla vita che le cresce dentro, e simile, ma diversa, alla propria madre dentro cui lei stessa è cresciuta, può accrescere nella donna il senso di responsabilità verso il proprio benessere e quindi verso quel bambino che porta dentro di sé. Prendersi cura di sé accresce di pari passo la fiducia nella capacità di sostenere, far crescere e dare alla luce un bambino sano, del quale potrà prendersi cura. La consapevolezza di tale processo e cambiamento può portare nella donna al completamento dell’individuazione.

-         Il terzo e ultimo trimestre vede l’avvicinarsi della fine della gravidanza. La futura madre inizia a considerare il bambino un organismo vitale, capace di sopravvivere fuori da lei e inizia ad essere più consapevole del cambiamento irreversibile che sta per avvenire. Nell’ultimo mese di solito c’è un taglio degli impegni sociali per concentrarsi sull’arrivo del bebè e su tutti i preparativi. Viceversa alcune madri possono aggrapparsi a tutti gli eventi culturali nella consapevolezza del cambiamento di stile di vita che sta per avvenire. Può succedere anche che impegni presi precedentemente alla leggera sembrino ora insormontabili.

Contando i giorni, l’impazienza può mescolarsi con il dispiacere di perdere il bambino immaginario e lo stato di eccezione della gravidanza, con ansie e paure di fallimento. Altre donne invece, sentendosi brutte, ingombranti e affaticate, non vedono l’ora di liberarsi. Anche questa fase è caratterizzata da ambivalenza, tra curiosità e fatica, e conduce inevitabilmente verso un nuovo distacco; la perdita della fusione con il proprio bambino immaginario e l’incontro con quello reale: diverso e separato da sé.

Il parto

Il parto è una separazione; per alcune donne può essere una liberazione, per altre una perdita, un abbandono. Anche qui ci sono tante variazioni quante sono le partorienti al mondo. Per ogni donna e il suo bambino è comunque un evento fondamentale e irripetibile; è il momento culminante della lunga prova che la gravidanza rappresenta per una donna. Questa ha dunque pieno diritto di esprimere i suoi desideri e le sue paure, senza che ciò sia considerata debolezza.    Il parto annuncia un nuovo viaggio per il bambino e per i genitori, rappresenta una transizione tra la realtà psichica e quella esterna.  Durante tutta la gravidanza i neogenitori avranno investito il pancione di un immaginario bebè di loro creazione, riversando in esso speranze, desideri, aspirazioni e ansie, dato che il bambino viene investito di proprietà del mondo interno dei genitori. Il bambino sarà in realtà molto diverso da quello immaginato e dei propri sogni, e inizialmente può essere una gran delusione. I bebè appena nati sono generalmente meno in carne, a volte con la testa deformata per il passaggio nel canale del parto; i capelli, se ci sono, sono arruffati, umidi, striati di sangue e più scuri di come resteranno in seguito. I lineamenti possono essere un po’ schiacciati e la rottura dei capillari, dovuta alla pressione del parto, causa macchie della pelle e striature rosse negli occhi. Il neonato è coperto di sangue e vernice caseosa. I neogenitori devono quindi abbandonare il bambino immaginario per far posto a quello reale.

Verso la “Genitorialità”

Gravidanza e maternità sono due passaggi e due stati ben diversi.

Diventare genitore non coincide con la nascita del figlio ma è un lungo e laborioso processo fisico e psichico che affonda le radici nella storia di ogni individuo e che comporta la ri-definizione delle relazioni esistenti e la creazione di nuovi legami e rappresenta, all’interno del ciclo di vita, un evento che segna lo sviluppo della personalità adulta della donna e della coppia nel suo insieme. La gravidanza è un periodo critico del ciclo vitale, rappresenta una fase di transizione in cui non si è più solo figli dei propri genitori ma non si è ancora genitori dei propri figli. Il processo di adattamento al ruolo di genitore richiede un notevole lavoro e può essere paragonato, in termini di crisi evolutive, a quelle più conclamate dell’infanzia e dell’adolescenza. E’ infatti un periodo di completa rivoluzione della persona, che può comportare una modificazione del sé corporeo, una crisi dei ruoli familiari e sociali, un cambiamento nella sessualità e nella vita affettiva. La psiche della donna necessita di una ristrutturazione in un periodo di tempo che dura relativamente poco, se si pensa alla durata invece della fase di vita dell’adolescenza, in cui tuttavia è necessario risolvere e affrontare tutte le problematiche che si presentano.

Capire cosa alberga nella mente di una donna in gravidanza è fondamentale; i cambiamenti durante la gravidanza comportano modificazioni del mondo rappresentazionale della donna, attraverso un processo che implica l’elaborazione di nuove rappresentazioni mentali relative al sé come madre e al futuro bambino ed una revisione delle rappresentazioni del sé costituitesi attraverso l’infanzia.

Stern (1995) ha definito costellazione materna quella condizione di riorganizzazione della vita psichica della donna, un profondo cambiamento delle rappresentazioni di sé come persona, moglie, madre e figlia. Secondo l’autore il mondo delle azioni oggettivamente rilevabili ed il mondo delle rappresentazioni soggettive sono in continua interazione in un processo di influenzamento e modificazione reciproca. Intorno ai quattro mesi fino al settimo mese c’è un improvviso aumento di reti di schemi relativi al nascituro. Tra il settimo e il nono mese c’è una progressiva riduzione delle rappresentazioni, forse come difesa della madre contro l’inevitabile discordanza tra le proprie fantasie e l’imminente realtà del nascituro. Dopo la nascita la madre ricomincia a ricostruire le sue fantasie.

Dagli studi in letteratura che hanno indagato le rappresentazioni materne durante la gravidanza emerge che la donna in questo periodo ricapitola l’intero sviluppo della relazione con la propria madre: in tutto il corso della gravidanza emergono parallelismi tra la madre avuta e la futura che si sta diventando. Si assiste ad una profonda destrutturazione e riorganizzazione del senso di identità della donna, che si sta trasformando da figlia a madre del proprio bambino.

Le rappresentazioni materne della propria madre,  molto più che della realtà storica, sono considerate quelle più indicative di come una donna sarà madre.

Bowlby all’interno della teoria dell’attaccamento sviluppa il concetto di modello operativo interno (Internal working model), come rappresentazioni mentali interne che si costruiscono dall’esperienza relazionale precoce con le figure di attaccamento, e costituiscono la matrice con cui viene letta la realtà, ed influenzano ogni tipo di relazione affettiva futura che in un modo o nell’altro tenderà a ripetere la primitiva tra il piccolo e la figura di attaccamento.

Bowlby parla di uno stretto rapporto tra qualità dell’attaccamento provato per la propria madre e pattern di attaccamento al figlio.

Negli ultimi anni ricerche sulla relazione madre-bambino si sono rivolte allo studio della gravidanza per l’individuazione di una continuità tra stile materno durante la gravidanza ed il maternale che verrà offerto al bambino dopo la nascita.

Dagli studi di Raphaell-Leff (1986; 1993) emergono tre orientamenti materni: facilitante, regolatore e orientamento di reciprocità. L’autrice ha cercato appunto di raccogliere alcuni atteggiamenti materni presenti durante la gestazione e che perdurano attraverso le fasi evolutive del bambino e gli ha inseriti in un modello che inizialmente prevedeva un continuum fra due polarità, Facilitazione e Regolazione, e che dopo è stato trasformato in un modello circolare con un gruppo intermedio, della Reciprocità.

La donna Facilitante non appena scopre di essere incinta si lascia andare all’emotività della gravidanza e cambia abitudini e stili di vita vivendo la gravidanza come il momento culminante dell’identità femminile e si lascia andare ad una serie di identificazioni intercambiabili, sentendosi fusa sia con colei che l’ha generata, sia col bambino che porta in grembo, come lei lo è stata in quello della madre. Si chiude verso l’interno, assorbita totalmente dal pensiero di ciò che sta avvenendo dentro di lei. Il parto è vissuto come la riunione con un essere amato, ed è fermamente convinta di avere solo lei la capacità intuitiva di interpretare i bisogni del bambino. Custodisce gelosamente la bolla di esclusiva intimità in cui è avvolta con il bambino, che dipende da lei in tutto e per tutto. Mantiene una vigilanza costante, tiene il bambino sempre vicino, la maggior parte del tempo in braccio e la notte in camera a letto con sé. Chi si attiene ad un modello estremo di Facilitazione nega ogni tipo di ambivalenza, idealizzando il bambino e vedendo sé stessa come madre generosa.

La donna Regolatrice vuole invece soprattutto regolare la propria vita. La gravidanza è vista come un fastidio necessario per avere un bambino; non rivela il suo stato fino a gravidanza inoltrata e pretende di essere trattata come al solito. Rifiuta il riesame dell’identità che impone la gravidanza e per questo decide di limitare al minimo i cambiamenti, sia nello stile di vita che nel mondo interno, affermandosi come persona autonoma e distaccata. E’ preparata ad  essere accompagnata dal pancione ma non a permettere che questo diventi il centro del suo essere. Dopo il parto si prende il tempo necessario per recuperare le forze, separandosi senza problemi dal neonato, che inizialmente le sembra un estraneo da imparare a conoscere gradualmente. Ritiene che il compito fondamentale dei genitori sia quello di “socializzare” il bambino, regolarizzando i suoi impulsi per prepararlo alle esigenze del mondo esterno. Introduce da subito figure che l’aiutino nella cura del bambino, per la quale cerca di creare una routine; allatta a ore fisse, con durata delle poppate stabilita. In questo modo, il rispetto degli orari, permette alla madre o ai suoi sostituti, di avere una certa continuità e una linea coerente nel valutare i bisogni del bebè, distinguendo tra pianto “legittimo” e “capricci”. E’ il bambino che deve adeguarsi alle regole della casa.

Una donna che vive la gravidanza nella Reciprocità è invece consapevole fin da subito della propria ambivalenza, e sarà dunque felice di aspettare un bambino ma allo stesso tempo dispiaciuta per i cambiamenti che avverranno inevitabilmente. La gravidanza porta ricchezza e calore nell’esperienza di queste donne e nella relazione con i partner. La donna di questo tipo mantiene un equilibrio tra l’immersione nel suo mondo interno e la consapevolezza del mondo esterno, dove vive e lavora e dove crescerà il suo bambino, che considera da subito una persona potenzialmente completa e separata con la quale interagire. Vi è nella cura di queste madri una costante negoziazione e non uno schema fisso prestabilito. Il neonato è visto come una persona a sé, socievole e disponibile, capace di formare relazioni e fare richieste. I bisogni del bambino hanno diritto alla piena considerazione, ma così anche quelli della famiglia. Si tiene conto dell’incapacità del neonato di aspettare e dei suoi limiti di espressione e comprensione, ma ciò non significa comunque mettere sempre al primo posto i suoi bisogni, né adattare totalmente tutta la vita familiare ai suoi ritmi, e ne costringerlo ed adattarlo a quelli degli adulti.

Si anno aggiustamenti continui, con la possibilità di sbagliare e cambiare idea.

Il puerperio

Subito dopo il parto la donna va incontro fisiologicamente ad una fase di oscillazione dell’umore, con passeggere crisi di pianto; è quello che prende il nome di maternity blues che scompare entro una o due settimane. In alcune donne si può presentare anche una forma più persistente di depressione post-partum con disagio, ansia, lacrime, irritabilità, trasandatezza, disturbo dell’umore, della libido e dell’appetito, sentimenti di inadeguatezza e di impotenza.

In generale le madri con aspettative precise possono essere deluse ed entrare in crisi se il bambino non corrisponde alle loro speranze o rappresentazioni genitoriali.

Peculiarità dell’intervento di counseling psicologico durante il periodo della gravidanza

Il carico emotivo della gravidanza e della maternità subito dopo il parto può essere molto pesante. Le donne possono rivolgersi al trattamento, spontaneamente o su indicazione, per vari problemi, e il disagio della futura madre può essere legato alla gravidanza ma anche a fattori esterni.

Di solito chi si rivolge in gravidanza lo fa con un gran tono di urgenza, dovuto al riattivarsi di vulnerabilità, al panico suscitato dalla gestazione stessa, alle paure del parto, al timore di non essere all’altezza come madre.

La gravidanza può stimolare una forte motivazione al cambiamento prima della nascita del bambino, che sicuramente non basta a garantire il successo del trattamento, ma insieme alla curiosità e al desiderio di dare un senso alle cose, può alimentare la formazione di un’alleanza terapeutica.

Per una donna, cercare di avere le idee chiare in un momento della vita così importante è indispensabile. E’ appurato che una gravidanza vissuta bene incide in maniera positiva sul neonato, che dorme di più, mangia meglio, è più calmo, ha minori problemi intestinale, contrae minori infezioni e malattie.

Per questo è fondamentale riconoscere e imparare a gestire l’ansia, che specialmente in gravidanza può diventare più costante e abbracciare specifiche tematiche, quali l’ansia legata a se stessa e al proprio vissuto corporeo: la donna cambia forma, peso e con ciò il rapporto con il proprio corpo e con l’ambiente circostante. La pancia diventa l’elemento distintivo del proprio essere gravide, e su questa si riversano sia orgoglio che paure. La donna si domanderà se potrà continuare a piacere e se tornerà come prima.

L’ansia per il figlio che dovrà nascere; timori che il bambino possa non essere “perfetto”, che sia sano e che tutto vada bene.

L’ansia legata al rapporto con il proprio compagno; sia nell’attesa che all’arrivo del nuovo nato la coppia deve riorganizzare tempi e spazi fisici della propria vita e intimità. Il passaggio dalla vita di coppia a triade e complesso e spesso a farne le spese è la vita sessuale.

A livello fantastico, il parto può essere visto come una rinascita personale, con la conseguente urgenza di terminare la gestazione psichica in tempo per l’evento.

Il trattamento di una madre in attesa mira ad aiutarla a potenziare al massimo le sue risorse, che significa metterla in condizione di affrontare per conto suo la realtà esterna, dalle vicissitudini della gravidanza, al travaglio, al parto, alle prove quotidiane della maternità.

Alcune donne in attesa hanno bisogno di un aiuto per completare il viaggio che porta dall’essere figli all’essere genitori, che porta a fare i conti come abbiamo visto con emozioni complesse e con grandi cambiamenti nell’organizzazione della propria identità, personale, sessuale e di coppia.

Secondo Joan Raphael-Leff (1993) i vantaggi del sostegno psicologico in gravidanza comprendono:

-         La possibilità di ricevere in trattamento persone che altrimenti  non avrebbero mai chiesto aiuto, spinte dalle crisi emotive della gravidanza e dalla motivazione ad essere delle buone madri.

-         L’urgenza di completare il trattamento prima del parto può agire come ulteriore spinta a superare le resistenze; spesso il sostegno può rinnovarsi e protrarsi nella fase post-natale.

-         Il sostegno psicologico può prevenire complicanze ostetriche e depressioni puerperali, offrendo tempo e spazio per esplorare disagi e ansie, in preparazione alla nascita del bambino e alla maternità.

-         Il trattamento in gravidanza può sanare alcune ferite derivate dall’infanzia e offrire l’occasione di rompere la trasmissione transgenerazionale di modelli disfunzionali, elaborando problematiche che riemergono riacutizzate in questo periodo, invece di riprodurle nella generazione successiva.

Studi condotti sugli effetti della “terapia” per gestanti o coppie in attesa dimostrano un miglioramento nelle relazioni tra i partner, una riduzione delle complicanze nel parto e una minore tendenza all’idealizzazione dopo la nascita del bambino, mentre altre richerche hanno dimostrato che i gruppi di preparazione al parto in cui si insiste sul sostegno emotivo e sociale fanno registrare una riduzione del tasso di depressioni puerperali (Raphael-Leff, 2014).

In generale, si può affermare che le donne che hanno seguito un sostegno psicologico in gravidanza mostrano chiaramente una maggiore tolleranza dell’ambivalenza anche in epoca post-natale e una migliore consapevolezza delle proprie risorse emotive nel rapporto con il neonato.

Bibliografia

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Raphael-Leff, J. (2014). La gravidanza vista dall’interno. Casa Editrice Astrolabio. Roma.

Scarselli, V., & Pampaloni, F. (2006). Sessualità e gravidanza: il counseling per la donna e la coppia. Giorn. It. Ost. Gin., Vol. XXVIII – 4.

Serio, M.S., & Noia, G. (2009). Un esempio di approccio integrato in gravidanza: studio degli aspetti psicologico-emotivi in un dh di ostetricia. Punto di riferimento per la diagnosi prenatale in Italia. Quale psicologia, 34.

Zappa, V. Gravidanza e nascita patologica: dalla diagnosi alle “scelte”. Psico-pratika, 104. Humantrainer.com

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