Counseling Psicologico

Counseling psicologico per la gestione del peso e dell’obesità lieve

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Sovrappeso e obesità 
Dati epidemiologici

Nel 1998 l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha parlato di “epidemia globale dell’obesità” per descrivere la diffusione del sovrappeso e dell’obesità che riguardava trasversalmente tutte le età e i Paesi ricchi come quelli in via di sviluppo. In particolare secondo i dati dell’OMS nel 2005 1.6 milioni di adulti con età maggiore di 15 anni sono stati sovrappeso, 400 milioni obesi mentre i bambini sovrappeso sono stati 20 milioni. Era stato stimato che nel 2010 i bambini sotto ai 5 anni con sovrappeso sarebbero stati 42 milioni. Le stime sono arrivate al 2015: si pensa che almeno 2.3 miliardi di adulti saranno sovrappeso mentre gli obesi 700 milioni (www.epicentro.iss.it).

In Italia 16 milioni di persone sono sovrappeso e oltre 5 milioni sono obesi. Secondo recenti dati Istat nella fascia di età compresa tra i 6 e i 17 anni 1 persona su 3 è sovrappeso e 1 su è 4 obesa . Il sovrappeso e l’obesità infantile sono un tema piuttosto preoccupante in quanto chi ha problemi di eccesso di peso nell’infanzia ha maggiori probabilità di diventare un adulto sovrappeso o obeso.
L’aumento di peso è una problematica attualmente molto considerata in quanto rappresenta un fattore di rischio per numerose patologie come il diabete 2, diverse malattie cardiovascolari come l’ictus ma anche disturbi osteoarticolari,  respiratori e dislipidemia (Spalletta, 2010) senza contare che le complicanze legate al sovrappeso e all’obesità aumentano notevolmente la spesa sanitaria. Si è rilevato che in Italia  il 6.7% dei costi sanitari sono legati a patologie connesse all’obesità e tale valore è destinato ad aumentare.

Cause

Si possono evidenziare diversi fattori che, combinandosi in modo peculiare da persona a persona, possono provocare sovrappeso e obesità. Su una base di predisposizione genetica si stagliano diverse cause ambientali (Dalle Grave R., 2007). La continua esposizione ad un’offerta di cibo da ogni canale, compreso quello dei media, le scorrette abitudine alimentari, uno stile di vita troppo sedentario e diverse motivazioni psicologiche (usare il cibo come calmante, antidepressivo, sfogo, unica fonte di gratificazione ecc.) stanno alla base di un progressivo aumento di peso che può esitare in obesità. A volte, inoltre, abusare del cibo conduce ad una vera e propria dipendenza. Petros Levounis, direttore dell’Addiction Institute of New York presso il St. Luke’s and Roosevelt Hospitals di Manhattan ha effettuato delle ricerche basandosi su tecniche di neuroimaginge ha rilevato che mangiare oltremisura può provocare una dipendenza dal cibo che, a livello cerebrale, è molto simile alla dipendenza da sostanze come fumo, alcol e droghe. In particolare la ricerca compulsiva di cibo e la difficoltà a smettere di mangiare è legata ad un’ iper-attivazione dell’area cerebrale della ricompensa, con un’eccessiva produzione di dopamina a cui si associa una diminuzione del funzionamento di aree della corteccia prefrontale che hanno un ruolo inibitorio e di controllo (Morelli, 2010). Inoltre uno studio sui ratti condotto da Paul Johnson e Paul Kenny, dell’Istituto Scripps a Jupiter (Florida) ha evidenziato che spesso sono i cosiddetti “cibi spazzatura” ipercalorici e poco nutrienti a contribuire ad innescare la dipendenza dal cibo. La conoscenza del ruolo del sistema dopaminergico nel determinare la compulsività verso il cibo ha indotto a riflettere sulla possibilità di adottare dei farmaci per il controllo di tale neurotrasmettitore. Ciononostante i ricercatori concordano nel ritenere che in ogni caso ad una eventuale terapia farmacologica, da valutare in base alle caratteristiche del singolo paziente, occorrerebbe affiancare un percorso psicologico che aiuti la persona a ripristinare un equilibrato funzionamento dei meccanismi cerebrali alterati (Morelli, 2010).

Mettersi “a dieta”

Sono diverse le motivazioni che inducono a perdere peso. A volte è il medico di famiglia che suggerisce di dimagrire per ridurre il rischio di subire le complicanze legate al sovrappeso ma la motivazione più frequente è il desiderio di agire sulla propria immagine con la quale si è entrati in un rapporto conflittuale: “Ogni dieta comincia con un cattivo pensiero sul nostro corpo” (Spalletta, 2010).  Alcuni studi hanno rilevato che nelle persone sovrappeso e obese (soprattutto nelle donne) c’è un alto grado di insoddisfazione per l’immagine corporea (BID). Spesso il BID è anche associato a Binge Eating Disorder, all’essere stati presi in giro da piccoli per il proprio peso, all’interiorizzazione di un’ideale di bellezza che valorizza la magrezza e alla bassa autostima. In particolare secondo lo studio nelle persone sovrappeso la valutazione del proprio sé era correlata con quella del sé fisico. Questo lascia pensare che un lavoro sull’immagine corporea potrebbe rivelarsi proficuo se contemporaneamente si intervenisse sull’autostima e se si aiutasse ad acquisire una consapevolezza del proprio valore a prescindere dalla forma e dal peso. Contemporaneamente, si potrebbe aiutare chi valorizza soltanto la magrezza ad apprezzare anche altre forme del corpo, nel rispetto della varietà e delle differenze individuali (Matz P. et al., 2002). L’insoddisfazione per la propria immagine e il desiderio di magrezza induce a restringere l’ alimentazione, mettendosi “a dieta”. L’improvvisa diminuzione dei cibi introdotti, il digiuno e l’eliminazione degli alimenti “proibiti” perché ingrassanti provoca un desiderio difficilmente contenibile di cibo che può portare alla perdita del controllo e a “sgarri” alla dieta. Una recente ricerca svolta su ratti da Valentina Sabino e Pietro Cottone della Boston University School of Medicine insieme a Luca Steardo dell’Università “La Sapienza” di Roma ha dimostrato che nei periodi di rinuncia ai cibi golosi, nell’amigdala dei ratti, aumenta il fattore di rilascio della corticotropina (CRF) provocando delle sgradevoli sensazioni di ansia. Nell’uomo tale fattore viene secreto nei casi di astinenza da sostanze inducendo al bisogno compulsivo di assumere la sostanza per lenire il malessere e sembra che questo meccanismo si attivi anche nel caso in cui una persona si vieta di mangiare dei cibi calorici (Meli, 2009). In breve verranno ripresi i chili persi a causa anche di una riduzione del metabolismo con conseguente diminuzione della fiducia in sé e l’instaurarsi di un senso di fallimento. Sembra che anche il solo pensiero di mettersi a dieta provochi delle reazioni a livello comportamentale, cognitivo e affettivo tanto che si pensa di più al cibo e aumenta il rischio di perdere il controllo e di abbuffarsi (Spalletta, 2010). A questo processo spesso fanno seguito vissuti di colpa, depressione e disistima che porteranno di nuovo alla ricerca di cibo (Ibidem). Un intervento psicologico per la gestione del peso dovrebbe rendere espliciti questi meccanismi, scoraggiando i clienti ad usare il digiuno come strategia per perdere peso per abbracciare, invece, uno stile alimentare vario ed equilibrato che includa anche i cibi preferiti, senza mortificare il palato ma educando alle porzioni non eccessive.

Un percorso di Counseling Psicologico per la gestione del peso e dell’obesità lieve

Considerando le numerose motivazioni psicologiche che possono stare alla base di un’assunzione esagerata di cibo tanto da raggiungere sovrappeso e obesità, potrebbe rivelarsi utile per una persona che desideri ritrovare un rapporto equilibrato con il cibo, intraprendere un percorso di Counseling Psicologico. Spesso, infatti, si ha poca consapevolezza dei sottili meccanismi psicologici che ruotano attorno ad un rapporto poco corretto con il cibo così come si possono conoscere a malapena i segnali fisici della fame e della sazietà. Si ha spesso l’idea che restringere l’apporto calorico per un periodo di tempo sia la soluzione per raggiungere il “peso ideale” o “la forma ideale”, senza comprendere la necessità di cambiare le abitudini conquistando un nuovo stile alimentare e un nuovo atteggiamento verso il cibo, se si desiderano dei risultati duraturi. Ci si mette “a dieta” o si consulta un dietologo senza aver analizzato accuratamente le motivazioni che inducono alla perdita di peso, o senza aver esplorato e affrontato cosa nascondesse il bisogno di mangiare oltremisura. Per queste e altre ragioni le diete falliscono nel 90% dei casi circa (Jannello, 2009). Spesso si pensa che la propria vita migliorerà nel momento in cui si saranno persi i chili superflui e che diventerà automaticamente più piacevole e gratificante. Coloro che convivono con una cattiva immagine del proprio corpo sono convinti che per ridurre l’insoddisfazione debbano modificare il proprio aspetto (Spalletta, 2010). Per operare, però, dei cambiamenti nel proprio stile di vita tali da renderlo più gratificante occorre acquisire consapevolezza di pensieri, emozioni, atteggiamenti abituali poco funzionali, cattive abitudini, modalità rigide di fronteggiamento dei problemi e decidere di agire in modo diverso. Sono numerose le modalità di interevento nella gestione del peso e dell’obesità. Si passa da interventi farmacologici, medici, chirurgici a modelli prescrittivi (procedure cognitivo-comportamentali) ma sembra che nessuno di questi si sia rivelato in grado di offrire una soluzione definitiva (Spalletta, 2010).  Maria Gabriella Gentile, direttore del Centro di dietetica e nutrizione clinica all’ospedale milanese diNiguarda, afferma che per raggiungere dei risultati con un programma dietetico è necessario apprendere nuove abitudini alimentari, modificare lo stile di vita per renderlo più attivo e prendere coscienza di tutte quelle emozioni che inducono a usare il cibo “come antidoto ad ansia, noia, stress” (Jannello, 2009). 
Potrebbe, dunque, rivelarsi efficace un intervento di Counseling Psicologico per la gestione del sovrappeso e dell’obesità lieve che aiuti il cliente nel suo percorso di dimagrimento intrapreso con uno specialista dell’alimentazione, nella presa di coscienza delle proprie abitudini alimentari o di vita scorrette o nell’acquisizione di maggiore autoconsapevolezza nel proprio rapporto con il cibo. Un percorso verso il cambiamento potrebbe iniziare stabilendo un rapporto di fiduciacon il cliente e avviando una fase di valutazione in cui poter conoscere la persona e il suo disagio. Compito dello psicologo è la creazione di un ambiente che faciliti l’apertura del cliente e l’espressione di emozioni e pensieri libera da ogni giudizio (Danon, 2003). In particolare è opportuno raccogliere informazioni personali del cliente e progressivamente addentrarsi nel discorso del rapporto con il cibo, del sovrappeso e del bisogno di modificare la propria condizione. Per lo psicologo, quindi, è utile prendere informazioni  su:

  1. Peso
  2. l’attività fisica
  3. il rapporto con l’immagine corporea
  4. la coscienza alimentare
  5. l’autostima

Indagare gli obiettivi che il cliente si prefigge è necessario per prendere coscienza di eventuali aspettative irrealistiche di cambiamento. Si potrebbero aiutare i clienti a dimagrire in modo limitato: basta anche ridurre il peso del 10% per diminuire i rischi connessi al sovrappeso (Spalletta, 2010).
Per conoscere più in dettaglio il modo in cui il cliente mangia potrebbe rivelarsi utile l’uso del diario alimentare. Diversi studi scientifici hanno dimostrato che questo strumento si rivela utile nella gestione del peso e dell’obesità (Dalle Grave, 2008). Grazie al suo utilizzo è possibile evidenziare i gusti, le eventuali abitudini scorrette, l’uso eccessivo di alcuni alimenti e l’esclusione di altri così come la quantità di tempo dedicato all’attività fisica. L’obiettivo è quello di monitorare l’alimentazione quotidiana ed apportare eventuali modifiche al fine di acquisire uno stile più sano e corretto. Il diario sarà, inoltre, per il cliente,  una fonte di informazioni su pensieri ed emozioni provate prima, durante e dopo i pasti che gli consentano di prendere coscienza di quanto i meccanismi psicologici possano influire sulle sue scelte alimentari. L’uso della scrittura per prendere maggiore coscienza delle proprie emozioni ha anche un effetto catartico in quanto consente di scaricare delle energie emotive e aiuta nell’elaborazione di nuove modalità di comportamento. Il diario consentirà anche di sviluppare quanto emerge nei colloqui e permetterà di cogliere alcuni insight (Danon, 2003).
Occorre stabilire quali obiettivi il cliente si è dato e valutare il loro grado di realizzabilità. Così come è necessario conoscere la motivazione al cambiamento per delineare i passi verso il raggiungimento del proprio obiettivo e individuare gli eventuali ostacoli da affrontare. Durante tutto il percorso di Counseling Psicologico lo psicologo dovrà costantemente monitorare le eventuali resistenze al cambiamento, le flessioni nella volontà e nella motivazione a raggiungere i propri obiettivi e aiutare il cliente ad individuare e ad affrontare gli eventuali ostacoli al mantenimento del peso raggiunto (Spalletta, 2010). Si potranno trovare delle strategie per fronteggiare quelle situazioni di vita in cui sarà facile fare degli “scivoloni” e per prevenire le ricadute una volta aver raggiunto l’obiettivo (Marlatt, Donovan, 2008). Il cliente, cioè, dovrà progressivamente rendersi autonomo nella scelta di nuove modalità di risposta alle situazioni problematiche. Un intervento di Counseling Psicologico per la gestione del peso e dell’obesità lieve, comunque, si rivolge non soltanto al disagio che il cliente porta in rapporto all’alimentazione ma alla persona nella sua globalità. Per tale ragione lo psicologo cercherà di agevolare un nuovo atteggiamento verso se stesso da parte del cliente rendendolo  più consapevole delle sue risorse, più flessibile verso nuove possibilità, meno critico verso le sue debolezze, più consapevole delle proprie emozioni e reazioni e più preparato ad affrontare i momenti di stress.

L’obiettivo di un percorso di Counseling Psicologico per la gestione del peso è quello di consentire un progressivo cambiamento di scorrette abitudini e di acquisire uno stile di vita più ricco, attivo e soddisfacente.
Nello specifico potrebbe consentire lo sviluppo dell’auto-accettazione e dell’autostima così come potrebbe aiutare il cliente a trovare un sano equilibrio tra il piacere e il dovere ma sarà utile per il cliente acquisire anche le abilità per rispondere alle situazioni problematiche (Spalletta, 2010). Progressivamente il cliente potrà disinvestire il cibo di tutta l’importanza che ha avuto fino a quel momento e potrà trovare nuovi canali in cui convogliare le sue energie e da cui trarre piacere e appagamento in un’ottica di cura di sé in modo globale. “…I  cambiamenti che si ottengono nutrendo il benessere incidono in modo profondo sullo stile di vita, che guadagna in entusiasmo, energia e positività” (ibidem).

Bibliografia

  • Obesità: strategia ed interventi. Se ne discute oggi in Senato”, www.informazione.it, 06/07/2010.
  • Obesità, aspetti epidemiologici”, www.epicentro.iss.it, 4 marzo 2010.
  • Obesità: è allarme rosso”, www.quotidianosanita.it , 6 luglio 2010.
  • Scoperta «dipendenza» dal cibo-spazzatura”, www.corriere.it, 28 marzo 2010.
  • Dalle Grave R., “Genetica dell’obesità: è tempo di abbandonare la teoria del genotipo risparmiatore?”, www.positivepress.net, 26/11/2007.
  • Dalle Grave R., “Perdere e mantenere il peso”, Positive Press, Verona, 2004.
  • Dalle Grave R., Pasqualoni E., “Il Diario Alimentare Aidap Uno strumento scientifico per la gestione del peso”, Positive Press, 2008.
  • Danon M., “Counseling La terapia per aiutare gli altri ad affrontare i propri problemi con un nuovo spirito”, Red Edizioni, Milano, 2003.
  • Jannello A., “ Dimagrire? Non c’è dieta che tenga”,  http://blog.panorama.it/hitechescienza/2009/02/01/dimagrire-non-ce-dieta-che-tenga/.
  • Marlatt A., Donovan D., “Relapse prevention”, Guilford Press, NY, (2008).
  • Matz P., Forster G.D., Faith M.S., Wadden T.A., “Insoddisfazione dell’immagine corporea e sovrappeso in donne che cercano di perderlo”, Journal of Consulting and Clinical Psychology 2002, vol. 70, n.4, 1040-1044.
  • Meli E., “Le diete yo-yo creano dipendenza”, www.corriere.it, 17 novembre 2009.
  • Morelli M.“La dipendenza dal cibo è uguale a quella per le droghe”,www.dietologica.it, 4 febbraio 2010.
  • Spalletta E., “Cibo per vivere…vivere per il cibo cosa fare quando fame, peso e corpo diventano un’ossessione”, Sovera edizioni, Roma, 2010.

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